Libro Quarto.
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a casi del mare in tempi cosi pericolosi, leuatosi su la sera vn fresco vento
fù sforzato disciogliere l'assedio, e s'inuiò verso Genoua, e in quel cammino -
riceuè gran danno; percioche il vento andò sempre crescendo, e'l
mare gonfiaua tratto tratto, si che da questa fortuna molte galee furono
soſpinte in terra, e percossero nelle riue d'Arenzano, e di Voltri; ma tutte
le genti si saluarono, e'l Podestà le tirò in terra, e prouuiste le cose necessarie -
a tale opera, ordinò, che le fossero rifatte quanto prima, e dato ordine -
a queste cose se ne ritornò col rimanente dell'armata nel porto di Genoua -
Anſaldo ancora non hebbe punto più felice nauigazione, che alcune -
sue galee furono sospinte in terra a Vada, ed egli poi le rifece, e senten
do, che in Genoua s'era licenziato le genti, e disarmato le naui senza temere -
più affronti de nimici s'inuiò verso la Prouenza per condurre del
ſale a Sauona, doue n'era grande scarsità; e Genouesi hauutone auuiso ri
misero di nuouo insieme legenti, che haueuano licenziate, e armarono
settanta galee, le quali, perche, per li tempi contrari, furono sforzate stare -
venti giorni in porto, e non si misero mai in mare altramente, perche
non fù di bisogno. In questo mezzo tempo Ansaldo non hauendo trouato
ſale ad Eres, tu sforzato andare insino a Tolone, e in quel porto prese due
naui Genouesi, che veniuano di Spagna cariche di mercatanzie, e le condusse -
a Marsilia, e Marsiliesi contro a patti, che haueuano co Genouesi gli
diedero ricetto nel porto, ed egli scaricate le naui prese, e traportate le
mercatanzie nelle sue, ſe ne tornò a Sauona; e alla fine d'Ottobre Andreuolo -
suo figliuolo partito di quella città con trentacinque galee dirizzò
il cammino verso la Puglia, e'l medesimo fece pochi giorni dipoi col rimanente -
dell'armata l'istesso Ansaldo ritornandosene in Cicilia. Cosi
paſsò quell'anno fra gli inganni del nimico intento a porre insidie, e a cer
care opportunità a suo vantaggio, e che più tosto faceua sembiante di
guerreggiare, che facesse la guerra da vero, senz'alcun frutto d'importanza, -
si che tanti apparati fatti dall'una , e dall'altra parte riuſcirono vani.
Onde ricercandone io meco stesso lungamente la cagione, conciosie cosa
che la superba, e feroce natura de Pisani, vsati parlar sempre de Genouesi -
con gran dispregio, e i quali ne nelle passate guerre, ne in quelle, che
seguirono dipoi non diedero mai alcuno indizio di paura, faccia che io
non creda essere stato il timore, mi cadeuano nell'animo queste cose, che
Federigo haueſſe vietate eſpreſſamente a suoi Capitani, che non tentassero -
la fortuna della battaglia, ne arrischiassero la sua armata a cosi pericoloſo -
caſo, ouero perche ſperaſſe, che i Genouesi ſtanchi dal tedio della
guerra, e dalle lunghe fatiche, e graui spese, le quali non potessero sostenere -
lungamente, cadessero finalmente da per se senza verun pericolo
delle coſe di lui: ouero, che questo fosse il proponimento di quell'huomo
aſtuto, e per natura molto acconcio ad ogni sorte di fraude, e d'inganno,
che tirando la guerra in lungo fiaccasse con le continoue percosse, e danni
le forze dell'uno, e dell'altro potente popolo, accioche hauendogli sneruati, -
e infieuoliti, tolta via ogni apparenza di libertà, gli sforzasse finalmente -
a riceuere il giogo. Ma i Genouesi conoscendo che Sauona era la
cagione, e'l fonte di tutti mali , e trauagli, e che mentre che quella città
cosi vicina foſse a fauore de nimici, ne essi, ne i popoli a loro soggetti erano -