LXVII
è del 1499 ; mentre quel grande, caposcuola cessò di
vita nel 1466. E ciò basti a confutare l’ ardita asserzione, -
se pur non basta per sè la disparità del merito -
che corre tra quéste: e le sculture di: lui. Tornando -
al racconto, noi troviamo un Pace Garino Bissoni -
sottoscritto a' piè d' una statua nella gran sala
di S. Giorgio, seguace di quel semplicissimo stile
ma probabilmente straniero ; ne altri nomi ci è dato
di riferire, tuttochè da' monumenti sia lecito arguire,
che i nostri, destinatí sempre ad imitare e à rimanersi -
oscuri, non fosser però lenti a seguitare quella
schietta ed elegante maniera che presto fini col sopraggiungere -
de' michelangioleschi. I prodigi di Damiano -
Lerçaro che scolpiva ben sei figure sovra un
osso di cilegia, come scrive il Giustiniani, non hanno
a trattenere chi stringe in brève discorso le epoche
storiche dell' arte.
Gio. Angiolo Montorsoli, chiamato in Genova dai
Doria circa il 1528 fu primo a diffondervi il nuovo
stile di Michélangelo, che alla estrema semplicità sostitui -
l'imponenza e la gagliardia, travisate poi da
successori in caricatura ed ostentazione. Nel tempo
stesso si uni a lui ne’ lavori del Palazzo Doria a Fassolo -
Silvio Cosini da Fiesole allievo d' Andrea Ferrucci, -
artista elegante e vago di robuśteżza michelangelesca -
ma non da pareggiarsi al Montorsoli. Ma
dagli esempi, di costoro non prófittarono i cittadini
come feceró di quelli che in pittura. vi lasciò il Buonaccorsi, -
nè è facile troyar monumenti che ci additino -
un imitatore.
Fu minor danno, che i nostri, lenti o svogliati,