Full text: Lib. V (5)

CAPO IV. 
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nè in alcun luogo; e forma le terminazioni in¬ 
sensibili, ma gl'intervalli di mezzo distinti ; come 
quando col parlare diciamo sole, luce, fiore, vo¬ 
ce ; perchè cosi non s'intende nè dove comincia, 
né dove ha fine, nè all' orecchio apparisce com'es¬ 
sa d'acuta siasi fatta grave, e di grave acuta. Il 
contrario nasce per la distanza: perchè quando la 
voce nel mutamento si piega, si posa nella termi¬ 
nazione di qualche suono; poscia di un altro; e 
cosi qua e là rapidamente facendo, apparisce in¬ 
costante ai sensi, allo stesso modo che nelle can¬ 
zoni inflettendo le voci generiamo la varietà del¬ 
la modulazione. Onde quando la voce spazia per 
intervalli, apparisce chiaramente dalle terminazio¬ 
ni de' suoni dove ha il suo principio e il suo fi¬ 
ne: ma i suoni di mezzo, di chiari che erano, 
oscuransi negl' intervalli (1). 
26. I generi delle modulazioni (2) sono tre: 
il primo è quello che dai Greci è chiamato ar¬ 
monia, il secondo croma, il terzo diatono. La 
modulazione dell' armonia è concepita dall'arte, e 
perciò il suo canto riesce sommamente grave ed 
egregio. Il genere cromatico colla sottile solerzia 
e frequenza delle misure genera un più soave di 
letto. Il diatonico poi, essendo naturale, riesce piu 
facile per la distanza degl' intervalli. 
27. In questi tre generi sono dissimili le dis 
* (1) La lezione del Galiani e dell' Orsini non è adottabile. 
(2) Veggasi la Giunta III, a questo libro¬
	        
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