Volltext : Vitruvius: I dieci libri dell' architettvra di M. Vitrvvio

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to  &  quanto  èm  piu  nobile,  &  piu  prestante  l'animo  del  corpo,  tanto  è  pin  degna  la  virtu.  dogni  dtro -
  bene.  Felici  adunque  chiamar  si  possono  quelli  saui,  che  con  belle,  &  sot  tili  inuentioni  shanno
procacciato  quella  lode,  &  quella  gloria,  il  futto  dellaquale  è  passato  in  eterno  beneficio  del  mon
do,  &  tanto  piu,  quanto  ci  hanno  mostrato  le  cose  nobili,  &  preciose:  the  si  come  è  piu  grato  al¬Phuomo, -
  &  piu  giocondo  vedere  vnae  minima  parte  delle  loro  amate  cose,  che  trattare  le  membra
di  tutti  gli  altri  corpi,  cosi  èm  piu  degno  sapere  ona  minima  ragione  delle  alte,  &  rimote  cose,  che  es
trare  nella  cognintione  di  molte,  che  ci  sono  famigliari.  &  però  ben  dice  vn  poeta.
Non  scaldò  i  cuori  lor  l'ardente  foco
Verameute  felici,  &  fortunate
Di  Veaere  crudel,  nè  viro,  o  cosa
Furon  quell'alme,  a  quai  prima  a  date
che  impedisse  il  lor  corso,  omolto  o  poce¬Conoscer -
  cose  si  belle,  e  pregiate:
Non  la  turba  del  foro  litigiosa,
Ben  lor  sacesse  ques  pensier  beato,
Non  la  dura  militia,  non  la  vane
che  fu  di  ascender  a  i  stellati  chiostri,
AAmbitione  di  gloria  pomposa.
Et  pareggi  ar  con  la  virtute  il  fato.
Lingordigia  dell'oro  empia  e  inhumaaa
Questo  è  credibil,  che  gli  horrendi  mostri
Non  piegò  punto  gli  animi  di  quelli,
Vincesser  de  gli  errori,  &  ch  ogni  gioco,
Ch'eran  riuolti  alla  parte  soprana.
Lasciasser,  che  amollisce  i  petti  nostri.
chi  vorr  adunque  comparare  simili  huomini  a  glie  Achleti?  chi  a  gladiatori  od  altri,  che  per
vittorie  o  beneticui  presentis  hanno  obligati  alcuni  pochi?  Merstamente  adunque  doueme  con  vitrunio -
  gindicare,  che  gli  inuentori  delle  vtili  ≈  belle  cose  meritino  piu  presto  gl  honori  celesti,  che
quelli,  iqu  li  a  tempo  de  Greci  fiorirono  di  gloria  per  le  forxe  del  com  po  dimostrate  in  quei  gino¬LIBRO



chi,  che  ad  honore  di  diuersi  Dei,  &  heroi  cosi  pomposamente,  &  con  tanto  concorso  di  popon  s
celebrauano,  come  erano  i  giuochi  Olimpij  in  honore  di  Gioue,  i  Pithij  in  honore  di  Apoline,:
Nemei  in  honore  di  Archemoro,  gli  lstbmici  in  honore  di  Palemone.  Ma  lasciamo  quello,  qhe
in  Vitruuio  &am  mani  festo,  &  veniamo  ad  alcune  belle  inuentioni  di  alcuni  antichi  saui  &  primaai
Platone  ned  primo  capo,  poi  di  Pithagora  mel  secondo,  &  in  fine  di  Archimede,  di  Eratosthene,  ?
dis  Aechita  nel  rerzo:  auuertendo  che  questo  nome  di  Cnomonica  si  estende  molto  piu  a;  queue,
sehe  Vitruuio  potesse  intendere  nel  presente  luogo.

Ilmodoritrouato  da  Platone  per  misurare  vn  campo
Cap.
1.
di  terra.
E  i  luogo  ouero  il  campo  di  lati  eguali  sara  quadrato,  &  bisogno  sia  di
nuouo  con  lati  eguali  raddoppiarlo,  perche  quasto  per  numeri  o  per  mndi
tip  licatione  non  si  ritroua,  però  si  puofare  con  emendate  descrittioni,
di  linee  Et  questa  è  la  dimostratione.  Certo  è  che  un  quadro  di  dieci  pie

di  per  ogni  lato,  &emp  iedi  cento  per  quadro  Se  adunque  è  bisogno  di  raddoppiario,
&  fare  un  spatio  di  ducento  piedi,  &  che  sia  di  lati  eguali  egli  si  deue  cercare  quan
to  si  deue  fare  un  lato  di  quello  quadro,  acioche  da  quello  alli  raddopiamenti  der
lo  spacio  rispondino  ducento  piedi.  Que  lo  per  uia  di  numeri  niuno  puo  ritroua
re,  perche  se  eglisisa  uno  lato  di  quattordici  piedi  moltiplicando  vara  alla  lommadi -
  cento  nouanta  sei,  sedi  quindici  faraducento,  &  entuicinque,  &  pero,  perche -
  que  to  per  uia  di  numeri  non  si  fa  manifesto,  egli  si  deuenel  quadrato,  chee  di
dieci  piedi  per  ognilato  tirare  una  linea  da  uno  angolo  allaltro  in  modo,  chel
quadrato  lia  partito  in  due  tringoli  egudli,  &  iasuno  dei  deti  triangoli  sia  dipie
di  cinquanta  dipiano.  Adunque  secondo  la  lunghez  za  della  deseritta  lincaegin
deue  farc  uno  piano  quadrato  di  lati  eguali,  &  cosi  quanto  grandi  saranno  idu,
triangoli  nel  quadrato  minore  di  piedi  cinquanta,  con  la  linea  diagonale  dilegn,
            
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