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to & quanto èm piu nobile, & piu prestante l'animo del corpo, tanto è pin degna la virtu. dogni dtro -
bene. Felici adunque chiamar si possono quelli saui, che con belle, & sot tili inuentioni shanno
procacciato quella lode, & quella gloria, il futto dellaquale è passato in eterno beneficio del mon
do, & tanto piu, quanto ci hanno mostrato le cose nobili, & preciose: the si come è piu grato al¬Phuomo, -
& piu giocondo vedere vnae minima parte delle loro amate cose, che trattare le membra
di tutti gli altri corpi, cosi èm piu degno sapere ona minima ragione delle alte, & rimote cose, che es
trare nella cognintione di molte, che ci sono famigliari. & però ben dice vn poeta.
Non scaldò i cuori lor l'ardente foco
Verameute felici, & fortunate
Di Veaere crudel, nè viro, o cosa
Furon quell'alme, a quai prima a date
che impedisse il lor corso, omolto o poce¬Conoscer -
cose si belle, e pregiate:
Non la turba del foro litigiosa,
Ben lor sacesse ques pensier beato,
Non la dura militia, non la vane
che fu di ascender a i stellati chiostri,
AAmbitione di gloria pomposa.
Et pareggi ar con la virtute il fato.
Lingordigia dell'oro empia e inhumaaa
Questo è credibil, che gli horrendi mostri
Non piegò punto gli animi di quelli,
Vincesser de gli errori, & ch ogni gioco,
Ch'eran riuolti alla parte soprana.
Lasciasser, che amollisce i petti nostri.
chi vorr adunque comparare simili huomini a glie Achleti? chi a gladiatori od altri, che per
vittorie o beneticui presentis hanno obligati alcuni pochi? Merstamente adunque doueme con vitrunio -
gindicare, che gli inuentori delle vtili ≈ belle cose meritino piu presto gl honori celesti, che
quelli, iqu li a tempo de Greci fiorirono di gloria per le forxe del com po dimostrate in quei gino¬LIBRO
chi, che ad honore di diuersi Dei, & heroi cosi pomposamente, & con tanto concorso di popon s
celebrauano, come erano i giuochi Olimpij in honore di Gioue, i Pithij in honore di Apoline,:
Nemei in honore di Archemoro, gli lstbmici in honore di Palemone. Ma lasciamo quello, qhe
in Vitruuio &am mani festo, & veniamo ad alcune belle inuentioni di alcuni antichi saui & primaai
Platone ned primo capo, poi di Pithagora mel secondo, & in fine di Archimede, di Eratosthene, ?
dis Aechita nel rerzo: auuertendo che questo nome di Cnomonica si estende molto piu a; queue,
sehe Vitruuio potesse intendere nel presente luogo.
Ilmodoritrouato da Platone per misurare vn campo
Cap.
1.
di terra.
E i luogo ouero il campo di lati eguali sara quadrato, & bisogno sia di
nuouo con lati eguali raddoppiarlo, perche quasto per numeri o per mndi
tip licatione non si ritroua, però si puofare con emendate descrittioni,
di linee Et questa è la dimostratione. Certo è che un quadro di dieci pie
di per ogni lato, &emp iedi cento per quadro Se adunque è bisogno di raddoppiario,
& fare un spatio di ducento piedi, & che sia di lati eguali egli si deue cercare quan
to si deue fare un lato di quello quadro, acioche da quello alli raddopiamenti der
lo spacio rispondino ducento piedi. Que lo per uia di numeri niuno puo ritroua
re, perche se eglisisa uno lato di quattordici piedi moltiplicando vara alla lommadi -
cento nouanta sei, sedi quindici faraducento, & entuicinque, & pero, perche -
que to per uia di numeri non si fa manifesto, egli si deuenel quadrato, chee di
dieci piedi per ognilato tirare una linea da uno angolo allaltro in modo, chel
quadrato lia partito in due tringoli egudli, & iasuno dei deti triangoli sia dipie
di cinquanta dipiano. Adunque secondo la lunghez za della deseritta lincaegin
deue farc uno piano quadrato di lati eguali, & cosi quanto grandi saranno idu,
triangoli nel quadrato minore di piedi cinquanta, con la linea diagonale dilegn,