Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

PROEMIO. 
Ecco l'ultima differenza, che ne i ueri, & giusti termini, & quasi confini rinchiude l'Architettura, percioche il giudicare l'opere compiute dal 
l'Arti, è propio di lei, & non d'altre: l'Oratore s'adorna di molte Arti, & Discipline, & quelle grandissime sono, & bellissime, il simi¬ 
adere, cioe indurre opinione, il Me¬ 
gliaute fa il Medico, ma l'uno, & l'altro hanno diuersi intendimenti, l'Oratore s adorna per potere persu¬ 
r giudicare, & approuare l'opere consumate dall'altre Arti, consumate 
dico, per indurre, ò conseruare la sanità, ma lo Architetto solo pei 
ipiute, come dice Vitr. però che non si puo giudicare se non le cose finite, acciò nessuna scusa sia dell' Artefice, 
dico, & perfette ò uero c 
Dalla diffinitione dell' Architettura si comprende, che cosa è Architetto, & si conosce Architetto esser colui, ilquale per certa, & maraui¬ 
oliosa ragione, & uia, si con la mente, & con l'animo sa determinare come con l'opera condurre à fine quelle cose, che da il mouimento de i 
pesi, dal compartimento de i corpi, dalla compositione dell'opere à beneficio de gli huomini commendate saranno. Dice adunque Vitr. 
cienza ornata di molte dottrine, & uarie eruditioni. 
Architettura è So 
tende quella essere la quale i Maestri insegnano, & Disciplina quella laquale i d 
discipoli imparano, il parlare è strumento del¬ 10 
it per Dottrina s'ini 
l'insegnare, & l'udire dell'imparare, la pottrina comincia nel concetto di colui, che insegna, & s'estende alle parole; ma la disciplina comin 
cia nell'udito di colui, che impara, & termina nella mente, ma bella cosa, & utile è il sopponere per ragione, & dimostrare per pratica, in 
quello è la pottrina, & in questo la eruditione, cioè lo sgrossamento. (Per lo cui giuditio s'approuano) Il giudicare è cosa eccellen¬ 
tissima, & non ad altri concessa, che à saui, & prudenti, percioche il giuditio si fa sopra le cose conosciute, & per esso (s'approua) 
Cioè si da la sentenza, & si dimostra che con ragione s'è operato. Approua adunque l'Architettura. (Lopere fatte dall'altre A 
compiutamente. Opera) e quello artificio, & lauoro che resta cessando l'operatione dell Artefice, come operatione è quel mouime 
Arti) Qui s'in¬ 
ch' egli fa mentre lauora. Ma attione s'intende negotio, & maneggio ciuile, & uirtuoso, cessato ilquale, niente piu resta 
litione dell'A 
tende l'Arti in quanto s'adoprano, &emp; 
7 si fanno, le ragioni delle quali à essa padrona si riferiscono, & qui sia fine della di 
comprese sono le belle uerita dell'Architettura, & de i precetti suoi, cosa degna di molta considera 
tettura. Nella quale uirtualmente c 
& perche chiaramente s'intenda questo notabile segreto. Dico che in ciascuna cognitione, il diffinire il soggetto, del quale si tratta, che è 20 
risce tutto quello, che si tratta, contiene uirtualmente le solutioni de i dubij, le inuentioni de i secreti, & le ueritâ delle cose 
uello à cui si rife¬ 
quella scienzac 
enute. Virtualmente contenere intendo, poter produrre una cosa, come il seme contiene in uirtu il frutto. La diffini¬ 
arate di sopra, cioè quando dimostra la natura della cosa diffinita, la raccomn 
tione adunque del soggetto, quando è fatta con le ragioni dichia 
nanza che ha con molte cose, & la differenza, propietà, che tiene; ha uirtù di far manifeste l'oscure dimande, che sono di quella scienz 
icipio, il quale come precetto dell' Arte essei 
gione, e, perche la diffinitione del 
della quale, è, il s 
jaleno. Vero, perche niente si comprende, 
onforme; cor 
n sia uero, come se alcuno dicesse il fele della 
deue uero ,utile, 
Chimera esser'utile à gli infermi; questo non si potrebbe comprendere, perciò che non si troua, & non e uero che la Chimera sia. Vtile b 
sia il precetto, perciò è necessario che egli tenda à qualche fine; & utilitâ, non è altro che riferire le cose al debito fine, & in uero n 
gna del nome di Arte quella cognitione la cui operatione, non è utile alla hui 
na uita. La conformità è posta nella uirtù predetta, molte co¬ 
se in uero hanno in se la forza della uerità, che non hanno la forza della con 
rmità, perche non hanno ualore d'influire il lume loro nelle co¬ 30 
e, non si raccoglie alcuna ragione, percio che non sono concludenti, & con¬ 
che uolendo noi applicare i principij alle cos¬ 
se, ilche si conosce 
formi, quando adu. 
j, all hora ui è la conformitâ, & la uirtù consiste nell'applicatione. 
inque il soggetto, & le propietà nascono dai 
ome io diceua, che se dalle cose equali si leueranno l'equali, ò dalle pari, le pari il rimanente 
Vero e da tutti giudicato 
nosciuti i termini, co 
ma di ualore inestimabile, perciò che egli s'applica dal Filosofo naturale à i mo¬ 
nente è uero questo principio, 
anenti atenpo, agi 
atij; dal Geometra alle misure, & grandezze; da l'Arithmetico à i numeri, dal Musico à i suoni, dal Nocchiero al 
gianestalui 
le uirtù, & qualitâ delle cose; stando adunque le giâ dette cose, ne seguita quello che dirà Vitr. dell Architettu¬ 
ra, & prima del suo nascimento, poi delle sue conditioni, dice adunque 
Essa nasce da fabrica, & da discorso. 
Ma questa consequenza non si puo sapere se prima non si fa manifesto che cosa è fabrica, & che cosa è discorso, però dice Vitr. 
Fabrica è continuo, & essercitato pensamento dell'uso, che di qualunque materia, che per dar forma all'opera pro¬ 40 
posta si richiede, con le mani si compie. Discorso è quello, che le cose fabricate prontamente, & con ragioneuole 
proportione puo dimosti 
rando manifestare. 
quegli, che leuando la mente alla consideratione delle cose, cercano la cagione di esse, & riguardando come dal 
Diuino e ueramente il disiderio di 
disopra, & da lunge la ueritâ s'accendono alle fatiche, per lo contrario molti sono, che con grandissime lodi al Cielo inalzando i dotti, e 
letterati huomini, & con marauiglia risguardando 
le scienze fanno ogni altra cosa piu presto, che affaticarsi per acquistarle. Sono anche mo 
ti, che auenga dio che del certo sappiano esser bisogno per l'acquisto d'una scienza participare di molte altre, poco però di quelle si curano 
anzi danno biasimo à gli studiosi di quelle, questi come gente trauiata, & folle si denno lasciare. Bella cosa è il poter giudicare, & appro¬ 
uare l'opre de mortali, come atto di uirtù superiore uerso l'inferiore, nientedimeno pochi si danno alla fatica, pochi uogliano adoperarsi; & 
uscire delle pelli dell'otio, & perciò non fanno giudicio, & consequentemente non peruengono al fine dell' Architettura. Bisogna adunque es¬ 
sercitio, bisogna discorso, il discorso come padre, la fabrica è come madre dell' Architettura. 
Fabrica è continuato, & essercitato pensiero dell'uso. 
Ogni artificioso componimento ha l'esser suo dalla notitia del fine, come dice Galeno. Volendo adunque fabricare, fa di mestieri hauere conosci¬ 
mento del fine. Fine intendo io quello à cui s'indrizza l'operatione, & in questo intelletto considera che cosa è principio, & che cosa è mez¬ 
o, & troua che il principio si considera in modo di presidenza, & nel principiare il fine è prima, che lo agente, perche il fine è quello che 
tuoue all'opera, lo agente è prima che la forma, perche lo agente induce la forma, & la forma è prima che la materia, imperoche la materia 
non e mossa se la forma non e prima nella mente di colui che opera. Il mezzo ueramente è il soggetto, nelquale il fine manda la sua simiglianza 
7 il principio la rimanda al fine, però non è concordanza maggiore di quella che è tra il principio, & il fine, oltra di questo si 
al principio, c 
cipio del fine, & il mezzo per cagione del principio s'affatica, & rispetto al fine si 
comprende, che chiunque impedisce il mezzo leua il princ 
riposa, come dicono i sauij. Volendo adunque fabricare, bisogna conoscere il fine, come quello che al mezzo impone forza, & necessi¬ 
ta. Ma per la cognitione del fine è necessario lo studio, & il pensamento, & si come il saettatore non indirizzerebbe la saetta alla brocca, 60 
se egli non tenesse ferma la mira, cosi l'Artefice non toccherebbe il fine, se da quello altroue si riuolgesse. L'uso adunque e (come se detto)driz 
zare le cose al debito fine, come abuso è torcerle da quello, ma per hauer questo indrixz amento delle cose al fine, fa bisogno hauer un altro 
uso, ilquale uuol dire assuefattione, laquale non è altro, che spessa, & frequentata operatione d'alcuna uirtù, & forxa dell'anima. Onde si 
dice esser usato alle fatiche; eßer usato, posto in uso, & consuetudine, bisogna adunque esser uso al continuo pensamento del fine, & però 
dice Vitr. 
prica esser continuo, & essercitato. 
ome uia trita, & battuta da passaggeri frequentato pensiero di indrizzare le cose à fine conueniente, & da queste parole si dimostra Putili¬ 
tâ, che era conditione dell'Arte. Ma perche con tanta sollecitudine di pensiero affaticarsi? à che senza intermissione auuertire? certo no 
o, che per manifestare in qualche materia esteriore la forma, che prima era nel pensamento interiore, & però dice Vitr. dando fin 
initione della fabrica, quella essere operatione manifesta in qualche materia fuori di noi secondo il pensiero, che era in noi. Fabrica è no 70 
me commune à tutte le parti dell' Architettura, & molto piu contiene di quello, che communemente si stima come si dira dapoi. 
Discorso è quello, che le cose fabricate prontamente, & con ragione di proportione puo dimostrando manifestare. 
il discorso è proprio dell'huomo, & la uirtù che discorre, è, quella che considera quanto si può fare contutte le ragioni all'opere pertinenti, 
& pero erra il discorso, quando l'intelletto non concorda le proprietâ delle cose atte à fare, con quelle, che sono atte a riceuere. Discorre 
adunque l'huomo, cioè applica il principio al fine per uia del mezzo; ilche come s'è detto, è, proprio dell'humana spetie, auuenga che mol¬ 
naestri dell' huomo, dicendo che l'arte del tes¬ 
ti de gli antichi habbino à glaltri animali concesso una parte di ragione, & chiamati gli habbinc
	        
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