Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

Tale era ancora la volta della Cella Soliare, che dagli Architetti ſi ſtimava
non poterſi imitare, eſſendo di gran ſeſto, e piana, ſembrando male atta a reg-
gere il peſo dell’acqua, che vi ſi faceva andare ai biſogni; onde ſu neceſſario
farle ſotto un’armadura, che la reggeſſe, fatta di rame, in forma di cammel-
li, come ſi legge preſſo Elia Sparziano nella Vita d’Antonio Caracalla. =

Opera Romæ reliquit, Thermas nomini ſuo eximias, quarum Cellam Solearem
(alcuni leggono Soliarem) Architecti negant, poſſe ulla imitatione, qua facta
eſt, fieri: nam & ex ære, vel cupro Cameli ſuppoſiti eſſe dicuntur, quibus ca-
meratio tota concredita eſt; & tantum eſt ſpatii, ut id ipſum fieri negent po-
tuiſſe docti Mechanici. =

Queſta cella era detta Soliare da’Solii, ſiccome il triclinio era detto da’tre
letti diſcubitorj; imperciocchè in eſſa erano collocati i ſolii, cioè, una maniera
di ſedie fatte di pietra, le quali avevano il piano, dove ſi ſedeva, a modo di
mezza luna, e così fatto, acciocchè le perſone ſi poteſſero bagnar le parti da baſ-
ſo ſtando a ſedere, come ſi può vedere preſſo Girolamo Mercuriale nel primo Li-
bro dell’Arte Ginnaſtica nella pag. X. in una figura datagli da Pietro Ligori: della quale fa menzione Franceſco Alberti Fiorentino nel Libro dell’Antichità di
Roma dedicato a Papa Giulio II. , favellando delle Terme in queſta guiſa. =
Thermæ Antonianæ, quas Baſtianus Antonius Caracalla incboavit [?] , & Alexan-
der perfecit, adhuc viſuntur ſemidirutæ apud Eccleſiam S. Xiſti, quarum Cel-
lam Solearem Architecti negant, poſſe ulla imitatione, qua facta eſt, fieri; nam ex ære, vel cupro (ut ait Spartianus) cameli ſuppoſiti eſſe dicuntur,
quibus cameratio tota concredita eſt; & tantum eſt ſpatii, ut id ipſum fieri
negent potuiſſe docti mechanici, ut adhuc viſuntur ingentes ruinæ cum altis
parietibus, & ſemiſepultis columnis.

Figura della Cella Soliare 0068-01
Figure 30. Figura della Cella Soliare

Ma nel fabbricar le volte ſi erra talora uſando la materia troppo grave, la
quale di ſoverchio affatica i fianchi, talchè appena poſſon reſiſtere allo ſpingi-
mento, ed al gravitar loro; e però gli Antichi le fecero di pietre leggiere di po-
mici, di cannoni, di vaſi di terra cotta, come, vettine, coppi, ovvero orci, e
ſimili, di tufo leggiero: (e quando foſſe poſſibile, ſi potrebbero fabbricare di
mattoni di Marſilia, Città della Francia, e di Pitane Città dell’Aſia, i quali ſi
formavano di creta pomicioſa, e tanto leggiera, che ſtava a galla ſopra l’acqua,

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