Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

OSSERVAZIONI SOPRA GLI ERRORI impoſte, che gli converrebbero, e della cornice, che gli darebbe corpo, e gli fareb-
be ornamento: oppure ſe le zanche del telaro foſſero a maniera ripiegata, che po-
teſſe ſervire di telaro, ed inſieme di cornice all’arco. Così andrebbe a dovere, men-
tre ogni ſua parte avrebbe il dovuto ornamento. Per quel, che ſpetta al rimenato
accartocciato, sì al di ſotto, che al di ſopra, che abbraccia il pilaſtro Jonico, il te-
laro della porta, e cartella nel mezzo, che ſoſtiene lo ſporto della cornice accompa-
gnata da aletta al di ſotto, ſi può ſupporre bizzarria, non mai convenienza, eſſen-
do ſopra una porta eſpoſta alle piogge. Nè ſarà mai ſcuſabile l’eſſer tagliato, poi-
chè così non può fare il ſuo ufizio, quale è il difendere dall’acqua. In altro luogo
tratteremo più diſteſamente di tali rimenati vizioſi, ſendoſi pur troppo introdotto l’
abuſo di valerſene ſenza alcuna conſiderazione, giudicandoſi ſpiritoſi e grazioſi, e
non incoerenti, e vizioſi.

98. Porta del Palazzo del Principe Grillo.

Ha queſta porta ſimilmente del goffo, e del peſante, ſecondo compoſta di rime-
nato, fronteſpizio, e zanche, ma ſcorrettamente eſeguiti, come dimoſtra la ſua for-
ma. E’a volta, ma l’arcata tiene faſcia meſchina; e abbonda poi riſpetto a zanche,
e rizanche con giri, e rigiri, cioè a dire, la prima al di fuori con bovolo, il qua-
le ſoſtiene la cornice, e il fronteſpizio, e gira in dentro il luce dello ſteſſo goccio-
latojo, perdendoſi nel bovolo, ove rigira nuovamente per ſoſtenere il rimenato ſot-
to il fronteſpizio; il qual rimenato nella mezzeria reſta tronco, e ſpianato da appa-
rente ſerraglia, o menſola, con maſcherone, cartella, e conchiglia, ſotto alla quale
poggia ſopra un meſchino giro di due cartocci, dai quali pendono due feſtoni di
boccoli, o campanelli, che terminano nell’angolo della zanca di dentro. A vero di-
re una tal figura d’ornamento poſta ſopra la porta d’un Palazzo non è punto deco-
roſa, perchè non preſenta buona Architettura, e neppure ſoffribile quadratura rego-
lata formata ſecondo il buon guſto direale compoſizione: e ſiccome oſſervammo nel-
le di ſopra accennate porte varj difetti, così in queſta ſecondo il ſolito guſto corrot-
to oſſerviamo diverſe idee diſordinate, e falſe. Io mi perſuado, che gl’intendenti ſie-
no per conoſcere, che quanto ho detto, e ſono per dire, tutto tende a ſoſtenere il pu-
ro decoro dell’ottima Architettura, in proporzione ragionevole e giuſta, lontana da
qualunque ſmorfia, e mala grazia, ſconſiderata, e falſa ne’ſuoi principj, mezzi, e
fini, che altro non producono, che confuſioni, e diſordini conſiderabili nella vera, e
ſoda Architettura, la quale null’altro approva, nè può approvare, ſe non la rettitu-
dine di piantazione, e d’elevazione ragionevole, e ſoda, con ſicurezza tale, e pro-
babilità indiſpenſabile di ſua vera forza per reggere non meno all’intemperie dei tem-
pi, che per eſſere a un tempo ſteſſo dilettevole alla viſta dei riguardanti, i quali
debbon reſtar perſuaſi, che tali manifatture ſieno compoſte di ſcherzi ragionevoli, e
non di ſogni ridicoli, e vani, La ſaviezza, la maeſtà, il decoro, e tutto ciò, che
è ragionevole, è prezzato nell’Architettura; e non già le ſconcezze, le irregolarità,
le ſmorfie, e quanto ſi può penſare di tali moderne invenzioni ridicole, e falſe; non
potendo mai darſi, come pretendono certi moderni ſcorretti Architetti, che l’Archi-
tettura giunga ad eſſer ſimile alle ſcuffie delle femmine, che tratto tratto ſi mutano,
or con boccoli, rizzetti, naſtri, ed altre ſtravaganti ſmorfie donneſche inutili, e ſvan-
taggioſe, ſenza verun propoſito, nè ragione, ma ſoltanto di capriccioſo uſo condan-
nabiliſſimo, e nulla più.

Il Palladio in ſimil guiſa nel ſuo Libro I. d’Architettura a carte 52. dice così =”
Ma quello, che a mio parere importa molto, è l’abuſo di fare i fronteſpizj del-
le porte, delle fineſtre, e delle Logge ſpezzati nel mezzo: concioſſiachè eſſendo eſ-
ſi fatti per dimoſtrare, ed accuſare il piovere delle fabbriche, il quale così colmo
nel mezzo fecero i primi edificatori ammaeſtrati dalla neceſſità iſteſſa; non so, che
coſa più contraria alla ragione naturale ſi poſſa fare, che ſpezzar quella parte, che
è finta difendere gli abitanti, e quelli, che entrano in caſa, dalle piogge, dalle
cere, non ſi deve però far ciò contro i precetti dell’Arte, e contro quello, che
la ragione ci dimoſtra =. Si vede pertanto, che anche gli Antichi variarono, ma
ſi vede ancora, che non abbandonarono mai le regole univerſali, e neceſſarie dell’
Arte.

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