Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

LIBRO SETTIMO. deſidero che nel Tempio ſia queſto, cioè che tutte quelle coſe che ti ſi appreſen-
tano dinanzi a gli occhi, ſieno talmente fatte che tu habbia ad hauere difficultà a
deliberare ſe e’ſarà da lodare più l’ingegno, & l’artificio del Maeſtro, o lo ſtudio
de Cittadini, in hauere ordinato, & dedicate in eſſo Tempio coſe ſingulariſsime
& eccellentiſsime. Etſe le medeſime coſe ſi affaranno più a la gratia, & a la leg-
giadria, o pure al douere eſſere eterne, a la qual coſa sì in tutte l’altre fabbriche,
& publiche, & priuate, sì maſsimamente ne l’edificare i Tẽpij, ſi debbe di nuouo
& da capo hauere cura oltra modo diligentiſsima. Perche egli è certo ragio-
neuole che le tante fatte ſpeſe, ſieno fortiſsime da reggere contro a tutti gli acci
denti, accioch’elle non ſi perdino. Et credo io che la antichità non arrechi mã-
co autorità, che ſi faccia l’ornamento degnità a Tempij. Ma gli Antichi am
maeſtrati da la diſciplina de Toſcani, non giudicarono che e’ fuſſe bene ſtatuire
in ogni luogo Tempij a tutti gli Dij, percioche giudicarono che fuſsi bene che
dentro al circuito de le Mura ſi doueſsino collocare i Tempij a gli Dij de la Pace,
& de la Pudicitia, & a gli altri che fuſsino auuocati, & Tutori de le buone arti. Ma à quelli Dij auuocati de Piaceri, de le Inimicitie, & de li Incendij come Ve-
nere, Marte, & Vulcano, giudicarono che ſteſsino meglio a collocarli fuori de le
Mura. A Veſta, a Gioue, & a Minerua (da Platone chiamati i Defenſori de le
Città)gli collocauano in mezo del Caſtello, & de la Roccha, a Pallade auuocata
de lauoranti, & a Mercurio alquale ſacrificauano i Mercatanti di Maggio, & ad
Iſide gli collocauano nel Foro, a Nettunno ſopra il Lito del Mare, & a Iano in ci
ma de più alti Monti, ad Eſculapio collocarono il tempio ne l’Iſola del Teuere,
percioch’e’ giudicauano che la principal coſa, di c’haueſsino ad hauere biſogno
gli ammalati fuſſe l’acqua, In altri paeſi, dice Plutarco, che egli erano ſoliti di
collocare il Tempio a queſto Dio fuori de la Città, per eſſerui l’aria miglio-
re. Oltra di queſto penſauano che a uarij Dij, ſi haueſsino a fare, & conueniſ-
ſeno uarie forme di Tempij: Percioche lodauano che al Sole & a Bacco era
bene di farli tondi. Et Varrone diceua che il Tempio di Gioue era bene che
in alcun lato fuſſe ſcoperto, concioſia che egli è quello, che apre i ſcemi di tut-
te le coſe. A la Dea Veſta penſando che ella fuſſe la terra, faceuano il Tem-
pio tondo come una Palla. A gli Altri Dij ſuperni ſi poneuano con gli edifi-
cij ſolleuati alto da terra. Alli Dij Infernali gli faceuano ſotto Terra, & a Ter-
reſtri gli poneuano a piano. Auenne ancora accioche io coſi lo interpetri
che a uarie ſorti di ſacrificij trouarono uarie ſorti di Tempij. Percioche altri
bagnauano gli altari di ſangue, altri con Vino, & con una Torta ſacrificaua-
no. Altri di giorno in giorno ſi dilettauano dinuoui modi. Poſtumio fece
appreſſo de Romani una legge che ſopra il fuoco con che gli abbruciauano i
corpi non ſi ſpargeſſe Vino, & perciò gli Antichi non erano ſoliti ſacrificare con
uino, ma con latte. Nel Mare Oceano ne l’Iſola Hiperborea doue dicono che
nacque Latona, era la Città Regale conſecrata ad Appolline, i Cittadini de
la quale per eſſere ſoliti a cantare ogni giorno le lodi del loro Dio, erano quaſi
tutti ſonatori di lira. Truouo in Teofraſto Sofiſta che ne la Morea erano ſo-
liti ſacrificare al Sole, & a Nettunno con ammazzare una formica. A li Egit-
tij non era lecito placare iloro Dij con alcuna altra coſa dentro a le loro città,

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