Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

DELLA ARCHITETTVRA curatamente. Sono certamentele Ruote in gran parte molto ſimili a Curri: percioche ſempre da vn ſol punto a piombo premono a lo in giù: Ma ecci que-
ſta differentia che i curri ſono piu eſpediti, & le ruote per l’infragneruiſi dentro
il perno, ſanno l’officio loro piu tardo. Le parti de le Ruote ſono tre, il circui-
to maggiore di ſuori di eſſa ruota, il Perno del mezzo, & quel buco, doue entra
il Perno. Queſto Perno alcuni ſorſe lo chiameranno il polo, ma a noi, percio-
che egli in alcuni inſtrumenti ſta ſaldo, & in alcuni altri ſi gira, ſia lecito il chia-
marlo Perno. Sela Ruota ſi girerà ſopra vno Perno groſſo, ſi girerà con ſatica; ſe intorno ad vn ſottile non reggerà a peſi, ſe il circuito di ſuori di eſſa ruota ſa-
rà ſtretto, ſi come dicemmo de Curri ſi ſiccherà nel piano; ſe ſarà largo, andrà
vagellando hor da una parte, & hora da l’altra; & ſe perauentura le ruote ſi ha-
rãno a ſuolgere, o da deſtra, o da ſiniſtra, obbediranno malageuolmente; ſe il cer
chio in che ſi gira il Perno ſarà largo piu che il biſogno, rodendo egli ſe n’eſce,
ſe troppo ſtretto, non gira, infra il Perno, & il Cerchio in che ei ſi volge biſogna
che ſia vn mezzano che lo lubrichi, perche l’uno di queſti ſerue per il piano, & l’altro per il ſondo del pe [?] ſo. I Curri, & le Ruote ſi fanno d’olmo, & di leccio. I Perni d’Agriſoglio, & di Corniolo, o piu preſto di Ferro, il miglior cerchio di
tutti gli altri in cui ſi gira il Perno, ſi ſa di Rame meſcolatoui vn terzo di ſtagno; Le Girelle ſono ruote piccole, le ſtanghe, o Manouelle ſono de la ſpetie de razi
dele Ruote. Ma tutte queſte coſe qualunque elle ſieno, o ſiano Ruote grandi
volte da gli huomini con lo andarui dentro, o ſiano Argani, o Viti, ne quali in-
ſtrumenti le ſtanghe, o Ruote piccole, o qual ſi voglia coſa ſimile, ſono la impor
tanza, la ragione del farle certo tutta naſce da principij de la Bilancia. Dicono
che Mercurio per queſto piu che per altro fu tenuto diuino, che ſenza fare ge-
ſto alcuno di mani, pronuntiaua con le parole ſole, quelle coſe, che ei diceua, di
maniera, che egli era inteſo larghiſsimamente: & ſe bene io dubito di non po-
tere fare queſto, io me ne sforzerò nondimeno quanto piu potrò: Concioſia,
che io mi ſono deliberato di parlare di queſte coſe, non come Mathematico,
ma come vno artier, & non dire ſe non quello, che a me paia di non potere la-
ſciare in dietro. Fa per imparare queſto di hauere in mano vno dardo: Io
vorrei, che in eſſo tu vi conſideraſsi tre luoghi, i quali io chiamo punti, i duoi
eſtremi capi, cìoè il ſerro, & la impennatura; & il terzo il laccio del mezzo; & i duoi ſpatii, che ſono inſra duoi eſtremi capi, & il laccio io gli chiamo rag-
gi. Non voglio diſputare, perche coſi ſia; Percioche il ſatto ſarà chia-
ro da la eſperienza. Concioſia che ſe il laccio ſarà collocato nel mezzo
del dardo, & il capo de la impennatura corriſponderà al peſo del capo del
ſerro, ſtaranno certamente amendue le teſte del dardo ſcambieuolmente v-
guali, & bilanciate: Ma ſe perauuentura la teſta del ferro ſarà piu graue,
l’altra de la impennatura ſarà ſuperata; nondimeno in eſſo dardo ſi trouerà v-
no determinato luogo piu vicino a la teſta piu graue, nel quale riducendo tn [?] il
laccio i peſi ſubito ſi bilanceranno l’vno l’altro; & queſto ſarà quello punto dal
quale queſto raggio maggiore ſoprauanza tanto il minore, quanto queſto pe-
ſo minore è auanzato dal maggiore. Percioche coloro, che vanno dietro à
queſte coſe, hanno trouato, che i raggi diſuguali ſi aggiuſtano con peſi diſu-

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