Volltext: Angeli, Stefano: Della gravita' dell' aria e fluidi

DIALOGO pur fa ſalire maggior quantità d’acqua, il cui peſo ſentiamo
ſino alla total immerſione; ma perche queſta ſuperata, l’ac-
qua ſalendo, e fuori, e dentro il bicchiere, incontra l’aria
del bicchiere che li cede, e che ſi condenſa, perciò ſcema la
fatica; poiche l’acqua, ch’entra nel bicchiere, ſerue a fargli
acquiſtar maggior momento; perche in queſto modo ſi po-
ne nell’acqua non più vna mole d’aria, e di vetro, ma vna
mole d’acqua, d’aria, e di vetro. E perche quanto più ſi
ſpinge il bicchiere ſott’acqua, più queſt’aria ſi conſtipa ſin
ad vn certo ſegno, quindi è che ſi fa tanto minor fatica, cre-
ſcendo il momento del bicchiere. Auertaſſi però, che nel
principio I’aria ſi conſtipa pochiſſimo, ma più quanto più
s’immerge.

L’acqua adunque, la qual entra nel bicchiere li fa acquiſtar
maggior momento. Ma queſta non è in parte congionta
conl’altra? Ecco adunque, che l’acqua nell’acqua congion-
ta con eſſa in parte, grauita.

_Ofred_. Io credo che V. S. sbagli di gran lunga, perche anch’io
hò letto queſta eſperienza nelli Dialogi Fiſici contro il mo-
to della Terra dell’inſigne Geometra, e diligente Filoſofo P. Honorato Fabri Geſuita, il quale dice ſucceder in pratica
tutto il contralio.

_Matem_. Adeſſo cercarò queſto Libro, e vedremo quello, che
dice. Eccolo, Ritroui queſto luogo.

Ofred. _Hor hora. Ecco che nel_ Dialogo 3-pag. 95. dice. sit v. g. scy-
pbus vacuus ſecundum perpendiculum in acquam immerſus, ore pre-
uio, ita vt nihil prorſus aeris ante in ſcypho contenti auolare poſſit; baud dubie, quo profundius immergitur, maior vis ſurſum illum ex-
trudens ipſo tactu ſentitur; nempe totus aquæ ſuperpoſitæ cylindrus,
cuius baſis ori vaſis, ſeu ſcyphi circiter æqualis est, in aera ſcypho
contentum grauitat, magis autem, cylindrus altior.

_Cont_. Non sò ſe da queſte parole ſe poſſi dedure che intenda del
bicchiere immerſo ſino alla total immerſione, o dopò.

Ofred. _Fa che Agoſtino vno delli interlocutori, ſoggiunga_. Igitur
ſiprædictus ſcyphus aquæ immergatur, vt primum vno palmo à
ſuprema ſuperficie aquę diſtet, ac aeinde profundius immegatur,
ita vt diſtet ab eadem ſuperſicie duobus palmis, dupla tunc erit vis
grauitationis.

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